I turbolenti 15 mesi della improbabile direttrice dell'intelligence statunitense
L'ex democrata, priva di esperienza nel settore dei servizi segreti, ha intrapreso azioni volte a compiacere Trump durante il suo tumultuoso mandato.

Rapporto sintetico
Il turbolento mandato di 15 mesi di Tulsi Gabbard come massima responsabile dell'intelligence nazionale si è concluso venerdì, con la presentazione delle sue dimissioni dalla carica di Direttrice dell'Intelligence Nazionale. La scelta di Gabbard per questo ruolo è stata decisamente non convenzionale: l'ex esponente del Partito Democratico non possedeva un background nei servizi segreti e le sue posizioni di politica estera sono state a tratti divergenti da quelle di Donald Trump, in particolare riguardo agli interventi militari all'estero. Nonostante ciò, ha adottato misure insolite per ingraziarsi il presidente, promettendo di eliminare la politicizzazione all'interno delle agenzie di spionaggio statunitensi e sostenendo la sua retorica basata sul diniego dei risultati elettorali. Con il passare del tempo, Gabbard è stata progressivamente emarginata dal presidente, che l'ha esclusa dalle conversazioni chiave sulla sicurezza nazionale relative a Iran e Venezuela, secondo fonti vicine all'ufficio della Direttrice dell'Intelligence Nazionale. «Si muoveva ai margini della cerchia ristretta già da tempo», ha dichiarato Emily Harding, direttrice del programma Intelligence, National Security, and Technology (INT) presso il Center for Strategic and International Studies (CSIS).
