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Allerta Verde
Diritti Umani15 mag 2026

Mahmoud Khalil: nuovi elementi denunciano manipolazione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump

Gli avvocati di Mahmoud Khalil, studente di Columbia perseguitato per le sue posizioni pro‑Palestina, chiedono alla Corte d’appello di riaprire il caso di deportazione, citando nuove prove che indicherebbero un intervento deliberato dell’am

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Ultimo aggiornamento
18 mag 2026, 13:38 UTC
Area
Diritti Umani
Mahmoud Khalil: nuovi elementi denunciano manipolazione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump

Rapporto sintetico

Mahmoud Khalil, ex studente della Columbia University e residente permanente negli Stati Uniti, è al centro di una controversia che mette in luce possibili abusi di potere da parte dell’ex amministrazione Trump. Arrestato a marzo 2025 durante una protesta pro‑Palestina, Khalil è stato oggetto di un ordine definitivo di espulsione emesso dal Board of Immigration Appeals (BIA). La sua difesa, guidata dall’avvocato Johnny Sinodis, ha presentato una nuova istanza di ricorso, sostenendo che recenti rivelazioni dimostrerebbero una manipolazione deliberata del procedimento migratorio. Un rapporto del New York Times ha infatti evidenziato che il caso di Khalil era stato contrassegnato come “alta priorità” prima di arrivare al BIA, suggerendo un’accelerazione artificiale. Inoltre, il tribunale sarebbe stato istruito a trattare il caso come se Khalil fosse ancora in custodia, una prassi che consente tempi di decisione più rapidi. Tre giudici del BIA si sono ricusati, un fenomeno estremamente raro, il che rafforza le ipotesi di interferenza. Gli avvocati denunciano “anomali procedurali” e affermano che il Dipartimento di Giustizia avrebbe orchestrato l’esito per fare di Khalil un esempio. Il Segretario di Stato, invocando una disposizione poco usata dell’Immigration and Nationality Act, ha definito Khalil una minaccia alla sicurezza nazionale per le sue “credenze e associazioni legittime”. La denuncia si basa anche su un’accusa di omissione del suo precedente lavoro presso l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, nella domanda di immigrazione. Khalil, sposato con una cittadina americana, ha sempre respinto le accuse, sostenendo che la sua deportazione sia una forma di intimidazione contro chi difende i diritti palestinesi. Il suo team legale ha chiesto alla corte d’appello di annullare l’ordine di rimozione e di avviare un’indagine indipendente sul presunto coinvolgimento dell’amministrazione nella manipolazione del caso. La vicenda riaccende il dibattito sulla libertà di espressione, sui limiti del potere esecutivo in materia di immigrazione e sulla protezione dei residenti permanenti negli Stati Uniti.

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