Ciò che Kim Jong Un teme davvero: l'accesso alle informazioni esterne
Dalla pandemia di COVID-19, i motivi che portano all'esecuzione in Corea del Nord si sono spostati dai comuni reati violenti verso il possesso di informazioni esterne, la pratica religiosa e il dissenso politico.

Rapporto sintetico
L'uso delle esecuzioni da parte della Corea del Nord non è una novità; le esecuzioni pubbliche sono da tempo uno degli strumenti distintivi del regime per instillare il terrore nella popolazione. Ciò che merita attenzione, tuttavia, non è l'esistenza delle esecuzioni in sé, ma il fatto che le motivazioni alla base di esse stiano cambiando. Un recente rapporto del Transitional Justice Working Group (TJWG), un'organizzazione per i diritti umani con sede a Seul che documenta e mappa le violazioni dei diritti umani in Corea del Nord, evidenzia come i modelli di esecuzione sotto il governo di Kim Jong Un siano mutati in coincidenza con la chiusura delle frontiere dovuta al COVID-19. Il rapporto ha analizzato 144 casi di esecuzione o condanne a morte durante l'era di Kim Jong Un, rilevando che almeno 358 persone sono state giustiziate in 136 casi confermati. Come sottolineato nel documento, queste cifre rappresentano solo un minimo confermato; la portata reale del fenomeno è probabilmente molto più ampia.
