Trump vanta i suoi accordi, ma crescono i dubbi tra i falchi repubblicani
Gli Stati Uniti sembrano aver accettato di sbloccare miliardi di asset iraniani a favore di un regime ancora più intransigente rispetto al passato.

Rapporto sintetico
Ogni 24 maggio, gli iraniani celebrano una vittoria storica della guerra contro l'Iraq: la liberazione di Khorramshahr nel 1982. Quest'anno, molti speravano che l'imminente firma di un accordo di pace con gli Stati Uniti potesse rappresentare una svolta simile nella storia del Paese. Tuttavia, i disaccordi dell'ultimo minuto hanno reso improbabile la firma del memorandum pakistano prevista per domenica. Ciò che appare chiaro, però, è che gli Stati Uniti hanno accettato l'impossibilità di ottenere attraverso la guerra gli obiettivi prefissati all'inizio del conflitto, il 28 febbraio, ovvero costringere l'Iran a fare concessioni sul proprio programma nucleare. Al contrario, gli Stati Uniti sembrano essere costretti a promettere lo sblocco anticipato di miliardi di asset iraniani, consegnandoli a un regime ancora più radicale di quello che aveva iniziato le ostilità. In cambio, lo Stretto di Hormuz verrà gradualmente riaperto e il traffico commerciale tornerà ai livelli pre-bellici, allentando la morsa sull'economia mondiale. In sostanza, l'Iran recupera i propri beni in cambio del semplice ripristino dello status quo precedente alla guerra. L'entità di tali asset e le tempistiche della loro distribuzione rimangono i punti critici della questione.
