Successo tattico, fallimento strategico? Washington segue la strada della sconfitta in Iran
A sei settimane dall'inizio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, emerge un interrogativo cruciale: qual era l'obiettivo politico di questo conflitto? L'analisi evidenzia come l'amministrazione statunitense abbia confuso i mezzi m

Rapporto sintetico
A sei settimane dall'avvio della guerra contro l'Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele, sorge una domanda fondamentale: quale fosse l'obiettivo politico? Non si tratta dei mezzi o degli obiettivi militari — che rappresentano solo lo strumento, non la finalità. Il punto centrale è: quale condizione globale, quale cambiamento duraturo nel rapporto tra l'Iran, gli Stati Uniti e i paesi limitrofi, si voleva ottenere con questi attacchi? A questa domanda non è mai stata data risposta, perché non è mai stata posta seriamente. L'amministrazione Trump ha confuso lo strumento con lo scopo, modificando quest'ultimo ogni volta che l'azione militare produceva risultati scomodi. Mentre il più alto leader militare statunitense, al fianco del Segretario della Difesa, elencava i numeri e le percentuali di sistemi di difesa aerea iraniani, depositi di missili balistici, centri di stoccaggio di droni, navi di ogni dimensione, mine navali e impianti di produzione bellica distrutti dalle formidabili forze americane e israeliane, si potrebbe essere tentati di concludere che la guerra degli Stati Uniti contro l'Iran stia procedendo bene. Sarebbe tuttavia un errore, un errore fatale.
