French Open: i giocatori accusano gli Slam di ignorare le loro istanze mentre crescono le tensioni
La disputa tra i tennisti e i Grand Slam raggiunge l'apice a Parigi, con un boicottaggio limitato agli impegni mediatici.

Rapporto sintetico
La disputa tra i giocatori e l'organizzazione dei Grand Slam riguardante la ripartizione dei proventi si è intensificata durante il Roland Garros. Novak Djokovic ha lanciato l'allarme, avvertendo che lo sport rischia un'ulteriore frammentazione, mentre i principali atleti premono per avere una maggiore influenza nel definire il futuro della disciplina. Diversi giocatori avevano infatti previsto di limitare la propria presenza alla tradizionale giornata stampa pre-torneo di venerdì a soli 15 minuti, rifiutandosi di concedere ulteriori interviste multimediali. Le tensioni si accumulano da settimane, ma la retorica si è fatta più dura a Parigi, dove tennisti come Taylor Fritz hanno sottolineato che le loro lamentele non riguardano semplicemente il "volere più soldi". "Si tratta solo di pretendere ciò che è giusto", ha aggiunto l'americano. "Man mano che i tornei generano maggiori guadagni, è ovvio che vogliamo che la quota di ricavi redistribuita ai giocatori rifletta tale crescita". Gli atleti hanno indicato come cause della loro frustrazione questioni legate ai fondi pensionistici, l'espansione dei tornei, l'organizzazione del calendario e gli incontni che terminano a tarda notte, oltre a quella che molti descrivono come una persistente mancanza di dialogo da parte degli organizzatori. Il russo Andrey Rublev ha descritto una crescente distanza tra i protagonisti del circuito e le istituzioni.
