Immunità fiscale a Trump: la decisione del Dipartimento di Giustizia scatena polemiche
Il Dipartimento di Giustizia ha concesso a Donald Trump, alla sua famiglia e alle sue imprese l'esclusione da eventuali verifiche fiscali in corso, suscitando forte reazione da parte dei democratici e sollevando dubbi costituzionali.

Rapporto sintetico
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, tramite un documento firmato dall'Avvocato Generale ad interim Todd Blanche, ha dichiarato che le autorità non potranno più avviare né proseguire indagini fiscali su Donald Trump, sui suoi familiari e sulle sue aziende. La disposizione, pubblicata senza comunicato stampa, si aggiunge a un accordo stipulato il giorno precedente, volto a risolvere una causa da 10 miliardi di dollari contro l'IRS per la diffusione di dati fiscali del presidente tra il 2018 e il 2020. I democratici hanno subito condannato la misura, accusando l'amministrazione di favoritismo e di violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge. Il senatore Adam Schiff ha definito l'azione un chiaro caso di "self‑dealing", mentre esperti fiscali hanno definito l'immunità "senza precedenti". Alcuni commentatori legali hanno avvertito che tale esenzione potrebbe infrangere la clausola degli emolumenti della Costituzione, che vieta al presidente di ricevere vantaggi governativi al di là del salario stabilito dal Congresso. Contestualmente, il Dipartimento di Giustizia ha mantenuto in vigore il controverso "Anti‑Weaponization Fund", un fondo da 1,776 miliardi di dollari destinato a sostenere chi sostiene di essere stato vittima di persecuzioni politiche, una misura che i critici hanno definito un potenziale "slush fund" per gli alleati di Trump. La decisione, ancora priva di risposta ufficiale da parte del Dipartimento e della Trump Organization, alimenta un acceso dibattito sulla trasparenza e l'equità del sistema fiscale americano.
