Bambino di nove anni racconta l’attacco armato alla moschea di San Diego
Un ragazzo di nove anni, figlio di immigrati palestinesi, descrive il terrore vissuto durante la sparatoria all’Islamic Center di San Diego, dove morirono tre adulti e i due aggressori, e denuncia l’ondata di violenza armata che colpisce i

Rapporto sintetico
Odai Shanah, un bambino di nove anni la cui madre è emigrata da Gaza, ha fornito alla stampa una testimonianza cruda dell’attacco avvenuto lunedì all’Islamic Center di San Diego, complesso che ospita anche una scuola islamica diurnă. Secondo il ragazzo, i colpi sono partiti da fuori le mura del complesso, costringendo decine di alunni a rifugiarsi in un armadio di una classe. "Le mie gambe tremavano, le mani e la testa mi facevano male", ha ricordato, mentre i suoni di 12‑16 colpi aggiuntivi riecheggiavano nella stanza. Dopo l’intervento di una squadra tattica di polizia, i bambini sono stati evacuati, ma Odai ha visto “corpi a terra” e persone ferite, un’immagine che ha definito "una grossa linea di persone con le mani alzate". L’attacco ha causato la morte di tre adulti legati al centro, tra cui una guardia di sicurezza, e dei due giovani assalitori, che si sono tolti la vita in un’auto rubata. Le autorità di San Diego hanno classificato il fatto come crimine d’odio, rilevando la presenza di retorica ostile nei confronti della comunità musulmana, sebbene non vi siano state minacce specifiche a un luogo. Questo episodio riaccende il dibattito sulla violenza armata negli Stati Uniti, principale causa di morte tra i minori, e sottolinea la vulnerabilità delle minoranze religiose di fronte a fenomeni di estremismo e intolleranza.
