Il Times denuncia al Pentagono le restrizioni all'accesso dei giornalisti
Il New York Times ha intentato una seconda causa contro il Pentagono, contestando la politica che obbliga i giornalisti a essere accompagnati da scorte, ritenuta incostituzionale e ostacolo alla libertà di stampa.

Rapporto sintetico
Il New York Times ha presentato, lunedì, una nuova azione legale contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, accusando l'amministrazione di imporre restrizioni “assolutamente irragionevoli” all’accesso dei giornalisti. La causa, depositata nella corte distrettuale di Washington, è promossa dal giornalista Julian E. Barnes e cita come convenuti il Dipartimento della Difesa, il segretario Pete Hegseth, il portavoce Sean Parnell e il consigliere Timothy Parlatore. La denuncia si basa su una politica introdotta a marzo, che richiede a ogni reporter di essere accompagnato da una scorta per accedere ai corridoi non protetti del Pentagono, obbligando a prenotare appuntamenti, attendere risposte e subire lunghi spostamenti tra gli uffici. Storicamente, i giornalisti potevano muoversi liberamente negli spazi comuni per intervistare più di una decina di funzionari in tempi rapidi. Il Times sostiene che tale regime ostacola la copertura di eventi cruciali, come la cattura del presidente venezuelano, il conflitto in Iran e i licenziamenti di alti ufficiali militari da parte di Hegseth. Il portavoce del Pentagono ha respinto l’accusa, definendola un tentativo di ottenere informazioni classificate, e ha difeso la misura come necessaria per proteggere la sicurezza nazionale. Dopo una sentenza di dicembre che aveva annullato parti della precedente normativa, il Pentagono ha introdotto nuovamente restrizioni, mantenute in vigore da un tribunale d’appello. Il Times chiede al giudice di ordinare la rimozione dell’obbligo di scorta, affermando che la politica è arbitraria, ritorsiva e contraria ai principi costituzionali di libertà di stampa.
