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Allerta Verde
Diplomazia06 lug 2026

USA e Cina: l'impatto dei dazi Section 301 sugli standard del lavoro

L'estensione dei dazi statunitensi basati sul rischio di lavoro forzato mira a modificare gli incentivi economici che sostengono i modelli di produzione a basso costo, con particolare riferimento al sistema manifatturiero cinese.

Coordinate
39.9042 N / 116.4074 E
Ultimo aggiornamento
16 lug 2026, 19:15 UTC
Area
Diplomazia
USA e Cina: l'impatto dei dazi Section 301 sugli standard del lavoro

Rapporto sintetico

L'amministrazione statunitense, attraverso l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio (USTR), sta valutando l'applicazione di dazi nell'ambito della Section 301 per contrastare l'importazione di merci prodotte tramite lavoro forzato. Tale misura si inserisce in un contesto di crescente tensione commerciale e strategica tra Washington e Pechino, dove la tutela dei diritti dei lavoratori diventa uno strumento di pressione geopolitica per ridurre le distorsioni competitive nel mercato globale.
L'attuale proposta di dazi uniformi, che applica la stessa aliquota a paesi con rischi sistemici profondamente diversi, è oggetto di analisi critica. L'ipotesi è che un approccio basato esclusivamente sulla presenza di leggi proibitive, senza considerare l'entità del rischio reale all'interno dei sistemi produttivi nazionali, rischi di essere inefficace. Nel caso della Cina, la scala della produzione e l'integrazione istituzionale della repressione degli standard lavorativi creerebbero un vantaggio competitivo artificiale che dazi generici non riuscirebbero a neutralizzare.
Da un punto di vista strategico, l'obiettivo non è l'eliminazione immediata degli abusi, ma l'internalizzazione dei costi sociali della produzione. Spostando l'onere economico dalle maestranze alle imprese, gli Stati Uniti mirano a rendere il rispetto dei diritti umani un fattore di competitività piuttosto che un costo aggiuntivo. Questo trend è supportato da un allineamento internazionale, come dimostrano i regolamenti dell'Unione Europea previsti per il 2027 e le azioni di controllo doganale, che spingono Pechino a rivedere le proprie norme sugli investimenti esteri per mitigare i rischi legali e commerciali.
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