Allerta Gialla
Diplomazia26 giu 2026
Israele sdeclassifica i documenti dell'operazione Entebbe: tra diplomazia e azione militare
La pubblicazione di archivi segreti rivela che il governo israeliano del 1976 considerò diverse opzioni negoziali prima di procedere con il raid militare in Uganda.
Coordinate
41.9028 N / 12.4964 E
Ultimo aggiornamento
29 giu 2026, 19:18 UTC
Area
Entebbe

Rapporto sintetico
La sdeclassificazione di documenti riservati relativi all'operazione di Entebbe del 1976 offre una nuova prospettiva sulla gestione delle crisi ostaggio da parte dello Stato d'Israele. L'evento, che vide il salvataggio di oltre cento civili sequestrati da militanti palestinesi e tedeschi in Uganda, rimane un punto di riferimento per la dottrina della sicurezza israeliana. La pubblicazione di questi atti, in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dell'azione, assume una rilevanza geopolitica particolare nel contesto dell'attuale conflitto a Gaza, evidenziando l'eterna tensione tra l'approccio diplomatico e l'intervento militare coercitivo.
I documenti rivelano che la narrazione ufficiale di un passaggio netto e immediato alla fase militare era più complessa di quanto riportato. Sotto la guida del Primo Ministro Yitzhak Rabin, il team di crisi inizialmente rifiutò ogni trattativa, ma cedette progressivamente alla pressione delle famiglie degli ostaggi, autorizzando tentativi di negoziazione. Israele adottò quindi una strategia a doppio binario: sostenne i colloqui guidati dalla Francia con il presidente ugandese Idi Amin, mentre contemporaneamente pianificava l'assalto covert, costruendo modelli dell'aeroporto di Entebbe e posizionando aerei in Kenya.
L'operazione ebbe un impatto significativo sugli equilibri regionali e internazionali dell'epoca. Se da un lato consolidò l'immagine di Israele come potenza capace di proiettare forza a migliaia di chilometri dai propri confini, dall'altro scatenò dure critiche dall'Organizzazione dell'Unità Africana, che condannò la violazione della sovranità ugandese. L'evento segnò inoltre un superamento psicologico del trauma di Monaco 1972, definendo un nuovo standard per le operazioni speciali antiterrorismo.
