Il regime del Myanmar si difende mentre Kim Aris chiede prove della sopravvivenza della madre
Le organizzazioni per i diritti umani chiedono che l'ASEAN e la comunità internazionale abbiano un accesso diretto ad Aung San Suu Kyi.

Rapporto sintetico
Mentre i leader dell'ASEAN preparavano il summit annuale di Cebu, il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto una lettera da Kim Aris, figlio della leader deposta del Myanmar, Aung San Suu Kyi. Si tratta di un appello disperato per chiedere aiuto: Aris, 48 anni, desidera semplicemente una prova che sua madre sia ancora viva. Chiede a Macron di fare pressione sulla giunta militare e sul neonominato presidente, Min Aung Hlaing, affinché forniscano informazioni concrete, superando le vaghe dichiarazioni ufficiali seguite al presunto trasferimento di Suu Kyi dal carcere a una "residenza designata" a Naypyidaw. È evidente che il figlio di Suu Kyi avrebbe diritto a conoscere l'esatto indirizzo della madre. Il trattamento riservatole è ingiustificato e crudele, sintomo di un regime militare che ha perso ogni contatto con la realtà. Tale cecità è emersa chiaramente quando la giunta ha tenté di presentarsi come vittima, lamentando l'esistenza di "misure discriminatorie" che le impedirebbero di partecipare pienamente alle attività dell'ASEAN, dichiarazioni rilasciate a margine del 48° summit dell'organizzazione.
