Allerta Verde
Geopolitica09 giu 2026
Il divieto di Singapore ai post anti-indiani svela il rischio di 'strumentalizzazione' razziale
La decisione di Singapore di bloccare post sui social media a sfondo anti-indiano, provenienti presumibilmente da una piattaforma cinese, evidenzia come attori stranieri possano sfruttare le fratture razziali della città-stato per destabili.
Coordinate
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Ultimo aggiornamento
11 giu 2026, 09:51 UTC
Area
Geopolitica

Rapporto sintetico
Secondo gli analisti, i contenuti pubblicati su una piattaforma con sede in Cina hanno cercato di alimentare l'inquietudine legata alla disoccupazione, facendo leva sui pregiudizi esistenti. Gli esperti avvertono che questo nuovo campo di battaglia per la disinformazione venga deliberatamente 'strumentalizzato' per colpire la società multirazziale del Paese. Sabato scorso, il Ministero degli Affari Interni di Singapore ha dichiarato di aver ordinato ai colossi dei social media YouTube, Facebook e X di bloccare l'accesso a 14 post online, dopo che le indagini hanno indicato che i contenuti originavano molto probabilmente da una piattaforma basata in Cina prima di essere diffusi su larga scala. Chong Ja Ian, professore associato di scienze politiche presso la National University of Singapore, ha spiegato che gli attori ostili solitamente mirano a questioni capaci di dividere la società e provocare forti emozioni, come la xenofobia e il razzismo, dopo aver individuato tali vulnerabilità. 'Al momento c'è una certa inquietudine riguardo all'occupazione e alla percezione che persone provenienti dall'India arrivino per sottrarre posti di lavoro locali', ha affermato Chong, aggiungendo che i sentimenti razzisti 'latenti' vengono così trasformati in armi. 'La comunità indiana è l'attuale bersaglio di convenienza, ma l'obiettivo reale di questi post è alimentare i pregiudizi già esistenti'.
