Allerta Arancione
Asia25 set 2026
Nepal e crisi climatica: l'appello di Katmandu all'Assemblea Generale dell'ONU
Il Primo Ministro Balendra Shah ha sollecitato l'azione globale contro il cambiamento climatico, proponendo un meccanismo di resilienza condiviso tra Nepal, India e Cina.
Coordinate
34.0479 N / 100.6197 E
Ultimo aggiornamento
25 set 2026, 15:00 UTC
Area
Katmandu
Rapporto sintetico
L'intervento del Primo Ministro del Nepal, Balendra Shah, durante l'81ª Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pone l'accento sulla vulnerabilità dei paesi in via di sviluppo di fronte ai disastri ambientali. La recente catastrofe causata dal collasso di un ghiacciaio, che ha provocato oltre 1.400 vittime e migliaia di dispersi, non è presentata solo come una tragedia locale, ma come un indicatore sistemico dell'instabilità climatica globale. Geopoliticamente, il caso del Nepal evidenzia la crescente tensione tra le nazioni industrializzate, responsabili della maggior parte delle emissioni, e i paesi montuosi che ne subiscono le conseguenze più severe senza aver contribuito al fenomeno.
Shah ha sottolineato come l'instabilità dei ghiacciai himalayani minacci non solo lo sviluppo interno, ma la sicurezza regionale. Per rispondere a questa sfida, il leader nepalese ha proposto l'istituzione di un 'Meccanismo di Resilienza Climatica dell'Himalaya', un'iniziativa di cooperazione strategica che includerebbe India e Cina. Tale proposta mira a superare le reciproche divergenze politiche per condividere dati satellitari, monitorare i laghi glaciali e implementare sistemi di allerta precoce, trasformando la gestione del rischio ambientale in un terreno di diplomazia tecnica tra le potenze asiatiche.
Sul piano finanziario, l'evento mette a dura prova l'efficacia del fondo ONU per le perdite e i danni. Con costi stimati in 5 miliardi di dollari e un accesso limitato ai fondi internazionali, il Nepal diventa un caso studio sulla credibilità delle istituzioni multilaterali nel supportare l'adattamento climatico dei paesi più fragili, nonostante i recenti contributi bilaterali, come quelli degli Stati Uniti.
