Allerta Verde
Diplomazia29 ago 2026
Guinea-Bissau: referendum costituzionale sotto la guida della giunta militare
La giunta al potere in Guinea-Bissau indice un referendum per una nuova Costituzione che amplierebbe i poteri presidenziali, scatenando l'opposizione dei partiti democratici e della società civile.
Coordinate
9.0820 N / 8.6753 E
Ultimo aggiornamento
01 set 2026, 11:04 UTC
Area
Guinea-Bissau
Rapporto sintetico
La Guinea-Bissau si appresta a votare un referendum per una riforma costituzionale promossa dalle autorità di transizione sorte dal colpo di stato di novembre scorso. L'operazione è di cruciale rilevanza geopolitica poiché mira a ridefinire l'assetto istituzionale del Paese prima delle elezioni generali previste per quest'anno, con il rischio di consolidare un modello di governance autoritario in un'area dell'Africa Occidentale già instabile.
Il nuovo testo costituzionale prevede una significativa concentrazione di poteri nelle mani del Presidente della Repubblica, modificando i criteri di nomina del Primo Ministro e rimuovendo le clausole relative alla revisione costituzionale. Tali cambiamenti, secondo gli analisti, potrebbero svuotare di significato le future elezioni legislative, rendendo il potere esecutivo indipendente dal consenso parlamentare. La legittimità del processo è fortemente contestata dal PAIGC e da diverse organizzazioni per i diritti umani, che denunciano l'assenza di consultazioni democratiche e la sospensione delle libertà pubbliche, invitando la popolazione al boicottaggio.
Sul piano internazionale, la Guinea-Bissau rimane sospesa dall'Unione Africana, dalla CEDEAO e dalla CPLP. La situazione evidenzia la fragilità dei meccanismi di sicurezza regionale e la difficoltà delle istituzioni internazionali, inclusa l'Unione Europea, nel bilanciare gli accordi di cooperazione con la necessità di sanzionare le derive antidemocratiche. Il clima di tensione interna, caratterizzato da arresti di leader politici e repressione del dissenso, rischia di compromettere qualsiasi tentativo di ritorno a una governance civile stabile, alimentando l'influenza dei settori militari nella gestione dello Stato.
